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Musulmani in crescita, “ma nessuno vuole affrontare il tema dei luoghi di culto”

MILANO – In Italia gli stranieri musulmani sono 1 milione e 580 mila, pari al 30,1%. Seguiti da cristiani ortodossi (29,7%) e cattolici (18,6%). Secondo la Fondazione Ismu è la prima volta che i musulmani superano in percentuale le altre singole confessioni religiose. Al di là delle classifiche, però, il punto è che la dimensione religiosa e spirituale dei migranti non viene normalmente considerata. Semmai, e solo per quanto riguarda i musulmani, temi come quello dei luoghi di culto scatenano polemiche e feroci levate di barricate, senza risolvere nulla.
Nonostante la Costituzione garantisca, all’articolo 19, che “tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”.

In Lombardia il consiglio regionale ha anche varato una legge che rende difficilissimo costruire un luogo di culto. “Non è possibile gestire alcun problema se manca la volontà di farlo – sottolinea Paolo Branca, docente di islamistica all’Università Cattolica di Milano – . Mi rendo conto che non è facile visto il clima generale. Nel frattempo i luoghi di preghiera islamici travestiti giocoforza da centri culturali pullulano senza alcuna regolamentazione e anche ai fini della sicurezza non mi pare che sia la cosa preferibile”.

Ma quello dei luoghi di culto non è l’unico tema che si ha paura di affrontare a livello politico. C’è anche quello della formazione degli imam. “Il regime concordatario, che risale in sostanza al 1929 quando in Italia non c’erano confessioni religiose diverse dal cattolicesimo se non 30 mila ebrei e altrettanti valdesi, impedisce di fatto la nascita di facoltà teologiche per fedi che non abbiano un’intesa con lo Stato – spiega Paolo Branca -. Inoltre Italia, Spagna e Grecia, sono i Paesi europei in cui non esistono Facoltà di studi religiosi laiche, ossia non confessionali. Il risultato sono gli imam fai-da-te o quelli paracadutati qui direttamente dai Paesi d’origine, senza alcuna preparazione linguistica o culturale, per tacere di quella religiosa che nessuno verifica né garantisce”.

Sull’aumento della presenza di immigrati musulmani, Branca sottolinea che “fino a non molto tempo fa erano in calo data la crisi economica che ne aveva indotti molti a rientrare almeno temporaneamente nei paesi d’origine. Ora non c’è da stupirsi che siano invece in aumento, data la situazione catastrofica di molte aree del nord Africa e del Medio Oriente, complici conflitti che non sappiamo come risolvere, mentre esportiamo in loco quantità enormi di armamenti di cui soltanto la stampa missionaria sembra interessarsi”. (dp)

Redattore Sociale

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