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DARFUR – REPRESSE NEL SANGUE LE PROTESTE DEGLI SFOLLATI

idi itaSi è conclusa con la violenta repressione delle proteste pacifiche degli sfollati, la visita del presidente del Sudan al campo profughi di Kalma, nel Darfur meridionale. Denunciando la presenza di armi, le forze governative hanno causato la morte di almeno cinque persone e decine di feriti, sotto gli occhi dell’Unamid.

Si è conclusa con la violenta repressione delle proteste pacifiche degli sfollati, la visita del presidente del Sudan al campo profughi di Kalma, nel Darfur meridionale. Denunciando la presenza di armi, le forze governative hanno causato la morte di almeno cinque persone e decine di feriti, sotto gli occhi dell’Unamid.

di Bruna Sironi

Venerdì scorso, durante la visita del presidente sudanese, Omar Hassan al-Bashir, in Sud Darfur ci sono stati almeno 5 morti e una trentina di feriti nel campo Kalma, in cui sono ospitati 128.000 sfollati, secondo dati dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) risalenti alla fine dell’anno scorso.

Il presidente al-Bashir, accusato dalla Corte penale internazionale per 10 capi d’accusa – tra cui 3 per genocidio – per la conduzione della guerra in Darfur, si proponeva di sollecitare gli sfollati a lasciare i campi e a ritornare alle loro zone di origine, promettendo che gli insediamenti sarebbero stati dotati dei servizi di base e di interventi per sostenere lo sviluppo.

Gli sfollati avevano fatto sapere chiaramente che la visita del presidente non era gradita. Dopo una riunione dei leader dei campi, in cui si era deciso di dimostrare pacificamente per diversi giorni contro la sua presenza, era stata consegnata una richiesta scritta (diffusa in foto da Radio Dabanga) per chiedere alla locale missione di pace congiunta Onu e Unione Africana (Unamid) di proteggere i dimostranti da eventuali attacchi delle forze governative. Anche la dimostrazione di venerdì era stata annunciata, secondo le dichiarazioni rilasciate a Radio Dabanga da Yagoub Abdallah Furi, coordinatore dei campi: “le dimostrazioni continueranno con la stessa forza venerdì, in concomitanza con l’annunciata visita di al-Bashir, in modo da far sapere all’opinione pubblica locale e internazionale che Kalma ne sta parlando”.

Evidentemente l’Unamid, che chiede il ritorno alla calma, non è stata in grado di dare la necessaria protezione a civili che dimostravano pacificamente, come del resto è successo in altre occasioni, denunciate anche in rapporti di funzionari della missione di pace stessa, dimessisi per disaccordi nel modo di gestire le operazioni.

La narrazione di quanto successo si differenzia molto a secondo delle fonti. Quelle governative denunciano la presenza di armi nei campi, accusando il movimento di opposizione armata Sudan liberation movement guidato dall’avvocato Abdel Waid – l’unico che non ha mai iniziato trattative di pace – di essere la causa degli scontri. Testimoni hanno dichiarato al Sudan Tribune che “forze governative e milizie hanno sparato pesantemente ai dimostranti” uccidendo e ferendo diverse persone, la maggior parte delle quali donne e bambini.

I movimenti armati darfuriani hanno definito gli incidenti come un massacro contro civili inermi. In una dichiarazione fatta circolare sabato, Abdullahi el-Tom, portavoce del Movimento per la giustizia e l’uguaglianza (Justice and equality movement – Jem), ha scritto: “Avendo fallito l’obiettivo di fare una visita di propaganda al campo, al-Bashir ha usato le sue milizie per circondare gli sfollati con più di 260 veicoli armati e ha dispiegato elicotteri che volano a bassa quota per terrorizzare coloro che dimostravano pacificamente”.

Anche altri movimenti di opposizione sudanesi hanno denunciato il governo come responsabile degli incidenti. L’Umma Party, il maggior partito di opposizione politica, che ha forti radici in Darfur, ha colto l’occasione per sostenere la necessità di formare un fronte nazionale unito per rovesciare il regime. “La rimozione del regime è il modo più efficace per fermare questi crimini e assicurare una vita decente ai residenti”. I gravissimi incidenti sono stati stigmatizzati anche da Human Rights Watch, che ha sottolineato la tremenda e continuata politica di violazione dei diritti umani della popolazione darfuriana, ad opera del regime di Khartoum.

Una dichiarazione è stata diffusa anche dai giovani di Shattaya, un’altra località del Sud Darfur in cui il presidente sudanese ha cercato di incontrare gli sfollati. Anche in questa località la visita del presidente è stata fortemente condannata. Mohamed Eisa Suleiman, leader dei giovani, ha detto che coloro che hanno partecipato all’incontro con al-Bashir sono i nuovi abitanti della zona. “Si sono presi la zona dopo che gli abitanti originari sono scappati a Kalma e negli altri campi delle vicinanze”. Perciò hanno detto di respingere totalmente le proposte fatte dal presidente durante la visita, sottolineando anche che non ha inviato le sue condoglianze alle famiglie delle vittime negli scontri con gli sfollati.

In questa situazione di tensione, che dimostra come la regione sia tutt’altro che pacificata, l’Unamid sta chiudendo diverse basi. L’opposizione ha perfino denunciato che alcune sono state consegnate alle Rapid support forces, le milizie famose per le ricorrenti violazioni dei diritti umani della popolazione dove operano.

Nei giorni scorsi 22 organizzazioni della società civile – tra cui, African centre for justice and peace studies (Acjps), Human rights watch, Pax, Sudan democracy first group, Al-Khatim Adlan centre for enlightenment and human development (Kace), Horn of Africa civil society forum – hanno inviato una lettera riguardante la pesante situazione in Sudan alla 36° sessione del Consiglio dell’Onu per i diritti umani, che ha sede a Ginevra.

Fonte: http://www.nigrizia.it/notizia/represse-nel-sangue-le-proteste-degli-sfollati/notizie 26.09.2017

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