25 de julho de 2017

idi itaDall’Algeria al Sudafrica, oggi entrare nello spazio europeo in modo regolare per una vacanza o per motivi di lavoro temporaneo è diventato una vera e propria corsa ad ostacoli per i richiedenti di visto, ormai esasperati da procedure informatiche esternalizzate a società private. Lo rivela lo scandalo di TLScontact, su cui si appoggiano alcune ambasciate europee ad Algeri.

Dall’Algeria al Sudafrica, oggi entrare nello spazio europeo in modo regolare per una vacanza o per motivi di lavoro temporaneo è diventato una vera e propria corsa ad ostacoli per i richiedenti di visto, ormai esasperati da procedure informatiche esternalizzate a società private. Lo rivela lo scandalo di TLScontact, su cui si appoggiano alcune ambasciate europee ad Algeri.

Dalle piramidi egiziane alle falde del Kilimandjaro, passando per un safari in Botswana o nel deserto in Marocco, oppure ancora un’esperienza da volontario in Senegal, tra di voi c’è chi quest’estate ricorderà un soggiorno indimenticabile sul continente africano. Ricorderete pure di aver speso molto più tempo a ragionare sulle tappe e le attività del vostro viaggio piuttosto che scervellarvi sui formulari da riempire per ottenere il prezioso documento che vi avrà consentito di realizzare il vostro sogno: il visto. Per chi si sarà recato in Marocco, in Tunisia o in Sudafrica, sarà bastato il passaporto. Per tutti gli altri, questa noiosa prassi burocratica vi avrà costretto a recarvi in un’ambasciata africana per spenderci al massimo tre o quattro ore, e tornarvene a casa pronti per la partenza con un visto regolare in tasca.

Ma per gli africani che vogliono visitare la Tour Effeil, partecipare ad una conferenza internazionale a Londra oppure che si devono recare in Germania per una riunione di lavoro importante? Beh, è un pò più complicato. Anzi no, per molti di loro è diventato una vera e proprio corsa ad ostacoli. A Bruxelles non conto più le volte in cui un conoscente africano si è detto sfiancato dalle procedure di visto ormai in vigore nelle ambasciate europee.

Un esempio tra tanti altri: alcuni mesi fa, un ragazzo residente in un villaggio del Lesotho è stato invitato da un’organizzazione internazionale per partecipare ad un evento di alto livello della Commissione Ue. Non essendoci un’ambasciata europea in questo piccolo paese conficato all’interno del territorio sudafricano, ha sottoposto la sua richiesta di visto ad un consolato di uno Stato membro dell’Ue a Johannesburgh. Tra lettere ufficiali di invito, assicurazioni, biglietto aereo di andata e (soprattutto) di ritorno, prove di presa in carico economica alla mano, il richiedente di visto si è presentato come da accordo alla sede consolare in questione il giorno della sua partenza, con in testa il sogno di trascorre per la prima volta nella sua vita un soggiorno in Europa. Ma una volta sbarcato al consolato per recuperare il visto, scopre che non partirà più. Il motivo: l’assicurazione standard che l’organizzazione internazionale procura da anni ai suoi ospiti africani non soddisfa i servizi consolari.

Aspettando Godot…

Ad Algeri, cambiano le latitudini, ma non gli ostacoli. “In Algeria, la collera dei richiedenti di visto per la Francia”, è il titolo di un articolo apparso su Le Monde che la dice lunga su procedure burocratiche ormai surreali. Come la maggior parte delle ambasciate europee sparse nel continente africano, quella francese ha esternalizzato le procedure di rilascio dei visti ad una società privata che usa un sistema interamente informatizzato. La scelta è giustificata il numero di richieste eccessive nei paesi africani rispetto al personale disponibile nei servizi consolari degli Stati membri europei. Nella capitale algerina, Parigi si è affidata per qualche mese a TLScontact, una compagnia francese specializzata nelle procedure di rilascio dei visti. “Come ogni estate, Idir, un insegnante di 43 anni, voleva trascorrere le sue vacanze in Francia”, si legge nel breve reportage di Zahra Chenaoui. Ecco cosa racconta: “In aprile ho voluto prendere appuntamento per partire a luglio. La procedura è informatizzata. Sono abituato alle formalità burocratiche, quindi non ero preoccupato. Ma qui è impossibile ottenere un appuntamento. Ho passato delle ore a seguire le procedure per almeno tre settimane”. Niente da fare. Il sistema di TLScontact non risponde alla richiesta. Idir, rassegnato, decide di cambiare programma e paese, al posto della Francia andrà con la sua famiglia in Tunisia. “Lavoro, sono una persona onesta, vado in Francia da molto tempo. E’ stancante e frustrante sentirsi di colpo marginalizzato, soltanto per il fatto di essere nato in Algeria”.

La stessa sorte è toccata ad Ahmed, un artista invitato da un’organizzazione francese per ritirare un premio che ricompensa il lavoro di una vita. “Ho contattato in vano l’ambasciata francese, ma sicccome tutto è esternalizzato, non hanno potuto fare nulla. Mio fratello mi aveva che il sistema [di TLScontact] funzionava alle 3 del mattino, ho trascorso notte intere in piedi, ma anche lì niente da fare”. Il visto, e di conseguenza il premio, sono rimasti un miraggio.

Business is (not always) business

“Ma i problemi non si fermano qui”, sostiene Le Monde. Anzi, la vicenda dei visti può prendere una dimensione kafkiana. “Oggi non ci sono appuntamenti disponibili prima di dicembre. Ora il sistema impedisce ai richiedenti di visto di sollecitare un appuntamento più di tre mesi prima della data di partenza. Risultato: i viaggi sono bloccati”. Ecco il caso di Sofiane, che lavora con un’impresa basata a Marsiglia. “Ci sto provando da marzo , ma è impossibile avere un visto prima della fine di questo anno.”. Con buona pace dell’Unione Europea e di Stati Membri come la Francia che dicono di voler rafforzare le partnership tra imprenditori europei e africani, Sofiane ha deciso di annullare il contratto con il suo partner francese “e di lavorare con i Turchi”. Non c’è Erdogan e diritti umani che tengano, “loro ci creano meno problemi”. C’è chi invece un appuntamento lo ottiene, ma in alcuni casi le domande vengono respinte “con il pretesto di un numero di passaporto troppo lungo”, prosegue Le Monde.

“TLScontact gestisce le domande di visti per altri paesi”, sottolinea il quotidiano francese. “Ma allora come mai non ci sono problemi con i visti italiani?”, si interroga un insegnante francese. Sul suo sito, l’ambasciata italiana ad Algeri informa di aver “aperto in collaborazione con la società TLS Contact, dei punti di raccolta per la presentazione delle domande di visto”. Ce ne sono cinque: Algeri, Orana, Annaba, Constantine e Adrar. Le domande di visto possono essere depositate, “previo appuntamento, presso uno dei cinque centri TLS sopraindicati, a prescindere dalla residenza del richiedente. Ed è possibile ottenere gli appuntamenti via Internet, 24 h/24”. Purtroppo, come abbiamo visto con le richieste di visto per la Francia, l’attesa può rivelarsi infinita.

Lo scandalo TLScontact

In Algeria, l’esternalizzazione del servizio di rilascio dei visti per la Francia è rimasto al centro di uno scandalo che ha spinto l’ambasciata francese ha rompere il contratto firmato con TLScontact. Secondo la stampa algerina, tra cui il serissimo ATS Algerie, “alcuni impiegati di TLScontact sono sospettati di aver alimentato una rete che anticipiva gli appuntamenti per la richiesta dei visti in cambio di denaro”. In un primo tempo, l’ambasciata francese aveva giustificato i ritardi accumulati nel rilascio dei visti “con un aumento molto significativo delle richieste in vista del periodo estivo”, ma poi si è reso all’evidenza: il traffico è reale.

“La truffa è semplice: il richiedente fornisce informazioni personali e paga una somma esorbitante per sperare di ottenere un appuntamento”, sostiene il sito d’informazione ATS Algerie. “Basta fare un giro sul sito di Ouedkniss per capire la dimensione della frode. Vari annunci che riguardano Algeri, Annaba e Oran”, tre città dove TLSContact ha sede, “sono sempre accessibili per ‘appuntamenti express’ pagando un minimo di 16.000 dinari (circa 126 euro, ndr)”. Al di là della frode vera e propria, TLSContact è acusata di aver messo in piedi un sistema “parallelo” che consente di avere un apputamento in tempi rapidi. “Ho pagato 3.500 dinari [27 euros] in più per avere l’accesso Premium”, sostiene un richiedente di visto citato da Le Monde. “Ho ricevuto tutte le informazioni necessarie e addirittura dei consigli per riempire il mio dossier. Se questi consigli sono disponibili, perché non darli a tutti? Questo dimostra che dietro tutta questa vicenda ci sono interessi finanziari”.

Fonte: http://www.vita.it/it/article/2017/07/24/africa-lesternalizzazione-delle-frontiere-europee-inizia-dai-visti/144126/ 25.07.2017