Lo status giuridico della protezione internazionale per i rifugiati ambientali

Susana Borràs Pentinat

Questo articolo evidenzia la necessità di rivedere il concetto giuridico di "rifugiato" per estenderlo a nuove realtà sociali, come quelle derivanti dal deterioramento dell'ambiente, sia per cause naturali che per attività umane. Il degrado ambientale costringe milioni di persone ad abbandonare le proprie case e le condanna a spostamenti forzati ed erranti, all'interno dei propri Stati o addirittura attraverso i confini internazionali, senza possibilità di ritorno perché sono venute meno le condizioni minime di sopravvivenza. Anche se le cifre variano enormemente, si stima che attualmente ci siano 25 milioni di persone sfollate forzatamente dalle loro case per cause ambientali, una cifra che potrebbe raggiungere i 135 milioni entro il 2020. Nonostante questa realtà, che colpisce le fasce più vulnerabili della popolazione, il sistema giuridico internazionale non contempla la figura dello sfollato o del rifugiato ambientale. Per questo motivo, sempre più persone chiedono misure per garantire la sopravvivenza non solo di queste persone, ma anche dell'ambiente. L'obiettivo di questo articolo sarà quindi quello di analizzare come la regolamentazione del cosiddetto "rifugiato ambientale" da parte dell'ordinamento giuridico internazionale sia essenziale per colmare questa lacuna giuridica e, di conseguenza, fornire un riconoscimento e una protezione giuridica sufficienti alle sempre più numerose persone sfollate per motivi ambientali.

Palabras claves: Degradación ambiental; Desplazamiento forzado de población; Refugiados ambientales; Desplazamientos internos; Apatridia; Asilo

 

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