29 de maio de 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e i partner prevedono nei prossimi 10-12 giorni di iniziare a rifornire di acqua tramite autocisterne gli oltre 140.000 rifugiati Rohingya che vivono nella penisola di Teknaf, nel Bangladesh sudorientale, a causa delle scarse precipitazioni in alcune aree.

In seguito alle precipitazioni sporadiche registrate a partire da novembre, il livello della falda acquifera è calato al punto che le risorse idriche disponibili per gli insediamenti di rifugiati sono ridotte a un livello critico. Già due settimane fa la quantità giornaliera di acqua per rifugiato si era ridotta dallo standard minimo di 20 litri al giorno a persona a 15 litri al giorno. Come sempre, la riduzione della disponibilità di acqua accresce i timori relativi agli standard di igiene e salute e ai potenziali rischi di diffusione di malattie idrotrasmesse, che le agenzie umanitarie sono costantemente impegnate a prevenire.

Il trasporto di acqua con autocisterne è estremamente costoso, ma costituisce una misura salva-vita. L’UNHCR stima che il costo del trasporto su strada di acqua destinata a insediamenti che accolgono circa 140.000 rifugiati potrebbe arrivare a 60.000 dollari USA al mese. Secondo le previsioni meteorologiche attuali non vi saranno precipitazioni a breve.

La conformazione geografica degli insediamenti di rifugiati nel sud della penisola di Teknaf comporta l’impossibilità di attingere alla falda acquifera tramite trivellazione. Tutta l’acqua dev’essere preservata, raccogliendo in piccole cisterne anche quella piovana (anch’essa attualmente esaurita). La carenza di acqua in questa regione del Bangladesh è tipica della stagione estiva e colpisce allo stesso modo tanto i rifugiati quanto la popolazione locale. Quest’anno la situazione si combina con il fenomeno di El Niño: un’anomalia del quadro meteorologico che influenza il clima a livello globale alterandone il normale andamento, capace di provocare fitte tempeste in alcune aree e siccità in altre.

In estate, negli insediamenti in questa parte del Bangladesh le temperature possono raggiungere i 40°C (104°F). In previsione dell’arrivo dei monsoni a giugno, l’UNHCR sta intensificando gli sforzi per costruire infrastrutture migliori per raccogliere e conservare l’acqua piovana. Centinaia di rifugiati sono attualmente coinvolti in un progetto gestito dal Programma Alimentare Mondiale (PAM/WFP), in collaborazione con l’agenzia umanitaria ADRA e sostenuto dall’UNHCR, volto a creare una nuova cisterna per la raccolta dell’acqua monsonica nella penisola di Teknaf così da poterla conservare tutto l’anno. Questo progetto dovrebbe migliorare temporaneamente la situazione.

L’UNHCR sta lavorando alla costruzione di cisterne e strutture più avanzate e sostenibili per la raccolta di acqua piovana che possano divenire una risorsa per le comunità di accoglienza e contribuire a risolvere in parte i problemi legati alla cronica scarsità idrica che colpisce l’area da prima che vi si stanziassero i rifugiati. Tali sforzi si sommano ai lavori in corso a Teknaf e negli insediamenti di rifugiati maggiormente estesi di Kutupalong, più a nord, per preparare i siti all’arrivo dei monsoni e ridurre il pericolo di frane e alluvioni causate dalle forti piogge.

Ad oggi, è stato raccolto meno di un quinto dei 920 milioni di dollari USA necessari per il Piano di Risposta Congiunto (Joint Response Plan/JRP) per la crisi umanitaria che colpisce i Rohingya. L’appello di quest’anno vede 132 partner impegnati in uno sforzo collettivo per garantire protezione e assistenza di importanza vitale per oltre 900.000 rifugiati Rohingya in Bangladesh, con l’obiettivo di rafforzare la coesione sociale. L’appello, inoltre, risponde alle esigenze dei circa 330.000 bangladesi vulnerabili delle comunità di accoglienza. Affinché le agenzie umanitarie possano davvero aiutare le popolazioni colpite, è necessario raccogliere fondi tempestivamente e in modo non vincolante.

 

Fonte: unhcr.it