14 de junho de 2020

Ancora morte nel nostro Mediterraneo che sempre più sta diventando, drammaticamente, un cimitero della miseria errante.

Erano partiti in 53 dalle coste tunisine, ma nessuno di loro è arrivato a toccare terra. Una barca di fortuna, in legno, si è rovesciata poco dopo la partenza.

34 finora i corpi recuperati

Finora sono 34 i morti accertati e i corpi recuperati. Ben 22 sono donne, di cui una incinta, insieme a 3 bambini tra i 3 e i 4 anni.

Corpi ripescati dal mare gonfi d’acqua, senza un nome, irriconoscibili. Visto il numero delle donne fra le vittime questa è già stata ribatezzata “La strage delle donne”.

La rotta della tragedia

Secondo le prime testimonianze, sul barcone naufragato lunedì erano partiti appunto in 53. Migranti, per lo più subsahriani, messi in mare da organizzazioni libico-tunisine che operano ormai da diversi mesi nell’area.

Al confine con la Tunisia, conducono via terra fiumi di persone che scappano dai lager libici per farle partire verso l’Italia su barche di fortuna, di legno, guidate da tunisini. Spesso a bordo trovano posto anche giovani tunisini che pagano il passaggio verso l’Europa la metà del prezzo pagato dai subsahariani.

Viaggi della speranza che però sfidano la sorte e il mare, spesso incontrando – come in questo caso – una tragica morte; l’ennesima in un mare, il nostro Mediterraneo, che drammaticamente sta sempre più diventando un cimitero della miseria errante.

Fonte: Sinistra Europa Mezzodiorno