Immigrati. Per riportarli a casa, vorremmo darvi le seguenti informazioni

Immigrati: costo dei trasferimenti e tasso di cambiamento Il ritorno della pandemia sta devastando le economie dei Paesi più prosperi, ma non è sufficientemente consapevole dei danni ancora più gravi che sta infliggendo ai Paesi in via di sviluppo. Tanto che non pochi governi hanno addirittura annunciato l'imposizione di nuove misure di contenimento, per non mettere a rischio il commercio e le economie urbane. Tra i contraccolpi più gravi c'è il previsto calo del reddito degli emigranti, il modo più rilevante con cui chi è costretto a trasferirsi all'estero sostiene le proprie famiglie in patria: un flusso di denaro stimato per il 2019 dalla Banca Mondiale in 714 miliardi di dollari, senza contare i trasferimenti informali. Per diversi Paesi si tratta della prima o di una delle prime voci attive negli scambi con l'euro. Per l'Italia, come nota Lorenzo Luatti nell'ultimo Dossier Idos, le entrate hanno superato la cifra di sei milioni di euro nel 2019.

Il primo Paese a beneficiarne è il Bangladesh, seguito dalla Romania. Seguono altri quattro Paesi asiatici (Filippine, Pakistan, India, Sri Lanka) e due Paesi africani (Senegal e Marocco). La Fondazione Moressa stima che ogni immigrato riceverà in media 1.200 euro nel 2019, circa 100 euro al mese. Un grande aiuto per molte famiglie dei Paesi in via di sviluppo. Nel 2020, però, secondo le previsioni, a causa della perdita di posti di lavoro e del reddito degli immigrati, si prevede che alla fine dell'anno ci sarà un ammanco di reddito stimato in circa 20%, con una perdita di 572 milioni di dollari. Tralasciando le intenzioni strutturali del famigerato slogan "aiutiamoli a casa loro", molti - sicuramente anche tra i lettori di "Avvenire" - si chiedono come sostenere persone e famiglie provenienti da diverse parti del mondo, e come il nostro governo possa promuovere il "diritto a non emigrare".

Le rimesse infatti mantengono le famiglie in loco, un calo delle rimesse rischia fra l'altro di tradursi in un incentivo indiretto a raggiungere i parenti insediati all'estero. Una proposta concreta potrebbe essere ora quella di abolire l'odiosa tassa sulle rimesse verso i Paesi extra UE, pari a 1,5% delle importazioni, introdotta all'epoca delle politiche migratorie salviniane (art. 25-novies del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119). Una tassa mortificante su chi a prezzo di sacrifici e rinunce 'aiuta casa sua'. L'imposta non è più operativa: riguarda le transazioni commerciali e si applica solo ai trasferimenti di denaro, introducendo una disparità di trattamento tra gli operatori di servizi finanziari e mostrando un chiaro intento discriminatorio di comprimere i redditi degli immigrati a favore dei familiari. In realtà, la tassa aveva soprattutto un significato ideologico, come tanti altri provvedimenti bancari in questo settore così favorevole alle misure simboliche: dare soddisfazione a uno dei temi polemici più insistenti del dibattito anti-immigrati, ovvero l'idea che il reddito sia un rischio che viene trattato nel nostro Paese. L'accusa viene rivolta agli immigrati che in patria finanziano cibo, cure mediche, istruzione e alloggi migliori per le loro famiglie, ma non a quelli che spendono ingenti somme di denaro all'estero per scopi difficilmente qualificabili come socialmente orientati. Per questo è importante che la tassa venga cancellata una volta per tutte, dando un chiaro segnale di sostegno agli immigrati che si trasferiscono in patria. Inoltre, e più giustamente, il governo dovrebbe rilanciare con decisione un impeachment introdotto anni fa e introdotto durante il governo gialloverde: lavorare per ridurre i costi degli investimenti dei migranti, come richiesto dal Global Compact for Migration all'obiettivo 20.

Oggi, per capire l'iniquità dell'attuale sistema, è possibile trasferire da 65 a 130 euro con Moneygram, collegato agli uffici postali italiani, a 14 euro, oltre un tasso di cambio stabilito dall'operatore stesso, salvo condizioni particolari per alcuni Paesi non specificati sul sito. Evitare l'incubo xenofobo, correggere la deriva, imporre politiche migratorie responsabili ed equilibrate significa anche favorire e non penalizzare l'invio di doni che migliorano la vita delle famiglie nel Sud del mondo.

 

Avvenire

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