Protagonismo in movimento: il viaggio di Luis Enrique in Ecuador e la trasformazione sociale nella lotta per i diritti dei migranti

“La prima cosa che perdiamo è la nostra voce”. La frase detta da Luis Enrique Garcia Rodriguez riassume il punto di partenza per l'azione politica e comunitaria. Durante la 3a Conferenza Internazionale su Migrazione e Rifugio (ICoMiR), tenutasi nel maggio 2025 a Brasilia, il venezuelano ha portato al centro del dibattito il ruolo trasformativo del protagonismo dei migranti.

Sistemista e rifugiato che vive in Ecuador, è da anni leader della società civile organizzata, coniugando esperienza personale e impegno politico. Membro del Consiglio consultivo cantonale sulla mobilità umana, ha contribuito a costruire strumenti importanti come l'Agenda dell'uguaglianza e l'Ordinanza sulla mobilità umana per trasformare il dolore dello sfollamento in forza collettiva. “Non vogliamo essere vittime. Dobbiamo essere protagonisti della trasformazione che la società deve vivere”, afferma. 

Ha anche avuto una voce attiva nella creazione del Piano di pianificazione territoriale e ha partecipato alle discussioni sulla riforma della legge sulla mobilità umana del Paese. “Essere presenti in questi spazi è essenziale. Se le politiche pubbliche vengono progettate senza ascoltare i migranti, non funzioneranno”.”

Secondo Rodriguez, la logica della disumanizzazione deve essere spezzata: “Le cose hanno un prezzo, ma le persone hanno una dignità. E questa dignità deve essere rispettata ovunque nel mondo”. Ciò significa garantire l'accesso alla salute, all'istruzione, all'identità e a una vita dignitosa. “Ciò che manca non è la struttura, ma la volontà politica di ascoltare e includere”.”

Luis Enrique crede nel potere dell'organizzazione collettiva come strumento di trasformazione. Insieme ad altri migranti, agisce anche come asambleísta nel bilancio partecipativo locale, proponendo iniziative volte all'inclusione e al rafforzamento dei diritti. L'azione comunitaria va oltre la politica: comprende anche l'assistenza. Insieme a medici volontari venezuelani, hanno organizzato azioni sanitarie per la popolazione ecuadoriana - un gesto di solidarietà che combatte anche lo stigma e il pregiudizio. “Non siamo solo venditori di dolci o lavavetri. Abbiamo professionisti formati che contribuiscono allo sviluppo”.”

Anche la cultura è un ponte. “Quando una ragazza balla il joropo in una piazza ecuadoriana e viene applaudita da una famiglia locale, succede qualcosa. Anche questo trasforma”. Con iniziative che combinano gastronomia, musica e tradizione, Luis Enrique si impegna per la convivenza come base per una società più integrata e umana.

Il messaggio dell'attivista è chiaro: migrare è un processo, e parteciparvi attivamente è un modo per rivendicare il diritto di esistere con dignità. “Non possiamo cambiare nulla se non siamo lì, a dare la nostra opinione, a proporre. Il cambiamento inizia quando smettiamo di essere messi a tacere”.”

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