Il Centro Scalabriniano di Studi sulle Migrazioni (CSEM) si è distinto, fin dalla sua creazione, come centro studi congregazionale la cui traiettoria lo pone come interlocutore tra diversi attori sociali, come il mondo accademico, la Chiesa e la società civile organizzata, a favore dei migranti. Ha adottato il PROTAGONISMO DEI MIGRANTI E DEI RIFUGIATI come fulcro dei suoi studi e delle sue ricerche. Si tratta di un approccio istituzionale che guida strategicamente e metodologicamente i processi critici/riflessivi nella produzione di conoscenza e come principio guida dei suoi programmi. L'attenzione è rivolta alle persone in movimento, riconoscendole come attori/soggetti di diritti, con capacità di agency e resilienza.
Il CSEM fornisce inoltre consulenza e partecipa a processi di formazione sulle modalità di assistenza ai migranti/rifugiati. In questo senso, svolge un'agenda attiva di lavoro formativo rivolta alla comunità in generale, con una particolare dedizione alla congregazione, sia ai dipendenti che alle suore, con l'obiettivo di generare una finestra di dissertazione continua e di avvicinamento tra teoria e pratica, collegando il lavoro di ricerca svolto dal CSEM e l'azione sociale quotidiana svolta dai diversi Centri e attività che lavorano direttamente con la vita quotidiana dei migranti. In questo modo si costruisce un flusso bidirezionale che permette un feedback e una costante validazione delle conoscenze prodotte e garantisce un impatto positivo sulla popolazione.
In quest'ottica, il CSEM ha organizzato un'attività di formazione per la Missione Scalabriniana in Ecuador per discutere la realtà della migrazione, il ruolo dei migranti come chiave di lettura, la migrazione e Papa Francesco. Per esporre le tendenze migratorie, sono state utilizzate le informazioni prodotte e pubblicate da istituzioni internazionali, come il World Migration Report 2024 dell'OIM. Questa base ha permesso di documentare i cambiamenti significativi nei modelli migratori globali, con un'attenzione particolare all'America Latina, una regione in cui avvengono processi migratori complessi che la pongono come regione di origine, transito e destinazione. La regione è sfidata da fattori strutturali politico-istituzionali che condizionano la mobilità umana come una pratica che sovverte l'ordine e genera caos sociale, sostenendo la convinzione che sia una minaccia allo status quo.
Il rapporto illustra le tendenze e le sfide globali della mobilità umana, le destinazioni più frequenti scelte dai migranti e le rotte seguite per raggiungerle. Sottolinea l'aumento esponenziale dei migranti internazionali, in particolare dei rifugiati, che sono 35,4 milioni di persone costrette a lasciare le proprie case per paura di persecuzioni legate alla razza, alla religione, alla nazionalità, all'appartenenza a un particolare gruppo sociale o all'opinione politica, nonché a gravi e diffuse violazioni dei diritti umani e a conflitti armati.
In questa tendenza globale spiccano i rifugiati venezuelani e ucraini. In America Latina, la rotta della Giungla del Darién è evidenziata come il passaggio migratorio più pericoloso, utilizzato soprattutto da ecuadoriani e venezuelani. Il rapporto menziona anche i 71,4 milioni di persone sfollate a causa di problemi ambientali come la deforestazione, la desertificazione, l'erosione del suolo e i disastri chimici e nucleari, ponendo il Brasile come Paese sudamericano sotto i riflettori.
Le rimesse internazionali si sono distinte nell'interazione tra i partecipanti alla formazione, in quanto hanno raggiunto volumi giganteschi senza provocare trasformazioni strutturali nei Paesi destinatari, mantenendo inalterate condizioni che riproducono flagelli come la povertà e l'esclusione sociale ed economica.
Oltre ai dati e alle caratteristiche delle migrazioni attuali e ai fattori strutturali che condizionano le azioni dei migranti, imponendo vulnerabilità e rischi, la riflessione propone anche di esplorare il fenomeno migratorio dal punto di vista della soggettivazione (Mezzadra, 2015), ovvero di riconoscere il ruolo di primo piano dei migranti nell'affrontare le sfide della mobilità criminalizzata, che si scontra con barriere fisiche e strutturali. È necessario comprendere la loro capacità di agency per influenzare l'agenda migratoria e assumere responsabilità comunitarie di fronte alla fragilità degli Stati coinvolti, sia di origine che di transito e destinazione, nel garantire i diritti umani della popolazione migrante.
Mai prima d'ora la promozione dei diritti umani è stata così esaltata in discorsi e documenti e, paradossalmente, così elaboratamente neutralizzata, criminalizzata con le politiche migratorie e la legislazione che impediscono la mobilità umana. Allo stesso modo, la popolazione migrante ha dimostrato la sua capacità di creare lotte alternative che sfidano lo status quo stabilito e garantiscono, con relativo successo, azioni che la politica blocca o ignora, generando spazi e strategie per mettere in campo il potere delle loro capacità autonome e protagonistiche che li trasformano in agenti sociali che guidano trasformazioni strutturali.
Infine, siamo d'accordo con l'idea che l'attivazione delle azioni dei migranti generi dei cambiamenti. Il primo è che sono considerati soggetti attivi con progetti propri, capaci di costruire spazi per il loro consolidamento. Il secondo è che sono soggetti trasformativi, creatori di spazi di convergenza in ambiti quali la sfera sociale, attraverso le organizzazioni della società civile, le associazioni e i collettivi; la sfera economica, attraverso l'imprenditorialità e l'innovazione; la sfera politica, attraverso l'attività di lobbying per i diritti politici e la capacità di difendere i diritti e l'auto-rappresentazione; la sfera culturale, attraverso l'espressività artistica e l'ibridazione culturale.
Come proposta di tesi, suggeriamo alcune domande per posizionare la riflessione sul tema intorno alle azioni che la società civile potrebbe intraprendere per comprendere e progettare un'agenda per influenzare la situazione migratoria locale.

