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Danimarca: dati allarmanti sull’integrazione delle donne immigrate nel mercato del lavoro

Donne immigrate da Paesi non occidentali ricevono da anni assistenza dal welfare statale, senza migliorare la propria condizione.

In Danimarca il 25% dei destinatari degli aiuti statali è costituito da donne immigrate da Paesi non occidentali che li ricevono praticamente da lungo tempo, il che costituisce segnale evidente che il “sistema ha fallito”, denuncia il ministro del Lavoro danese Mette Frederiksen. Circa 24.000 persone hanno ricevuto aiuti in contanti dallo Stato per oltre 10 anni nel corso degli ultimi 15 anni e quasi 6.000 di queste sono donne immigrate da Paesi non occidentali, le quali rappresentano il 3,4% della popolazione danese tra i 16 e i 64 anni.
Molti politici e ricercatori ritengono che questi dati siano indice di un grave fallimento del sistema di welfare danese. “Il sistema degli aiuti statali dovrebbe fornire un’assistenza temporanea e non una politica di sostegno permanente”, spiega Jon Kvist, professore di scienze politiche alla University of Southern Denmark. “Pertanto è facile dedurne il fallimento del sistema che sembra fornire più un salario o una pensione anticipata che non un’assistenza di welfare”. Risulta anche evidente che il mercato del lavoro e le politiche di impiego hanno fallito nel fornire un’alternativa valida e nell’integrazione delle donne immigrate, tanto che sembra necessaria una riforma nel sistema di integrazione.
Il ministro Mette Frederiksen ha riconosciuto il fallimento del sistema, sottolineando che non è mai stata intenzione del Governo permettere alle famiglie immigrate di ricevere benefici in contanti per anni facendone la principale fonte di reddito. “Ciò costituisce un serio problema soprattutto per le donne immigrate”, ha continuato il ministro. “Quando migliaia di loro non sono riuscite a raggiungere l’autosufficienza economica, significa che ci sono delle gravi disparità di genere. Nelle prossime negoziazioni per riformare il sistema ci accerteremo che questa situazione non si prolunghi oltre”.
Non mancano, tuttavia, difficoltà di altro tipo, come ad esempio le barriere linguistiche che scoraggiano enormemente le donne e impediscono di trovare una posizione nel mercato del lavoro.
(Samantha Falciatori)

Fonte: http://immigrazioneoggi.it/daily_news/notizia.php?id=005129 19.03.2013

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