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Migranti, nuove linee guida per uniformare gli interventi sanitari

Ad elaborarle l’Istituto per la promozione della salute dei migranti con l’obiettivo di uniformare i trattamenti sui profughi appena sbarcati. Le linee guida sono state recepite dalla Regione Toscana

Nuove linee guida per uniformare gli interventi sanitari sui migranti appena sbarcati. Ad elaborarle ’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà (INMP) in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM). Il documento, spiega Giovanni Baglio, epidemiologo dell’Inmp, “nasce dalla consapevolezza di un’eccessiva eterogeneità di trattamento dei richiedenti asilo che arrivano sul nostro territorio”.

Attraverso queste linee guida, oggi presentate in Regione Toscana, che ha recepito il documento, si intende quindi promuovere l’appropriatezza clinica e organizzativa, all’interno di percorsi sperimentati come validi ed efficaci; evitare sprechi legati all’effettuazione di accertamenti inutili o inutilmente ripetuti; ridimensionare le pratiche difensive, sostenute da eventuali ingiustificati allarmismi. Il documento è stato progettato e sviluppato come uno strumento per i professionisti sociosanitari, le autorità sanitarie e gli stakeholder che partecipano al sistema di assistenza e di accoglienza dei migranti e dei richiedenti protezione internazionale, dal momento del loro arrivo e sino alla “presa in carico” nei centri.

All’interno del documento ci sono tutta una serie di raccomandazioni tra cui: porre attenzione all’anamnesi clinica, familiare e sociale, nonché alla ricerca attiva di segni e sintomi suggestivi di specifiche condizioni morbose, in particolare tubercolosi, malaria, IST, parassitosi, anemia, diabete; la visita medica deve includere la valutazione dello stato nutrizionale, dell’apparato cardiorespiratorio, dell’acuità visiva e uditiva, un’accurata ispezione della cute per l’identificazione di ectoparassitosi; il personale sociosanitario deve essere in possesso delle necessarie conoscenze circa il quadro epidemiologico nei paesi di provenienza e in quelli di transito; avviare precocemente la ricerca attiva della malattia tubercolare; avviare, già in fase di soccorso, una ricerca attiva di segni e sintomi suggestivi di malaria.

Fonte: Redattore Sociale

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