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«Nei campi di detenzione in Libia si tortura». Parola di Corte d'assise

Per la prima volta un Tribunale mette nero su bianco le efferatezze in atto nel Paese nordafricano contro le persone trattenute con la forza nei centri dove le condizioni sono disumane. Asgi: «E' necessaria una svolta immgediata nelle politiche migratorie italiane»

Mercoledì 11 ottobre 2017: per la prima volta nelle aule di un Tribunale italiano una sentenza ha chiaramente affermato quanto efferate siano le condizioni a cui sono sottoposti decine di esseri umani in Libia. "La sentenza della Corte d'assise di Milano ha visto finalmente la 'verità giudiziaria' allinearsi alla 'verità storica' dei fatti, con il riconoscimento delle torture e dei trattamenti inumani avvenuti in campi di detenzione in territorio libico. E' ora più che necessaria una svolta nelle politiche migratorie dell'Italia”, commentano gli avvocati dell'Asgi, Associazione studi giuridici sull'immigrazione, nell'esprimere soddisfazione per l'esito del processo in cui si è costituita parte civile con il patrocinio dell'avvocato Piergiorgio Weiss.

Si è arrivati a tale pronuncia della Corte giudicando attendibili e comprovate le testimonianze dei richiedenti asilo che, attraverso la loro presenza, hanno potuto dare un quadro di inaudita violenza delle torture subite: violenze sessuali ripetute, omicidi di coloro che non ricevono dai familiari il denaro richiesto dai trafficanti, torture, addirittura esposizione dei corpi dei soggetti morti dopo le torture per ottenere effetto deterrente) attraverso la loro presenza .

Da rilevare che il processo su fatti accaduti in Libia si è tenuto in Italia per specifica richiesta del Ministero della Giustizia, data la gravità dei fatti in giudizio e viste le condizioni di insicurezza e il livello di violenze riscontrato in Libia. Tali condizioni sono da tempo confermate dalle Nazioni Unite e da innumerevoli rapporti autorevoli e indipendenti che sottolineano la mancanza delle condizioni minime di accesso ai diritti fondamentali necessari e non possono essere sconosciuti al nostro esecutivo né al Ministro dell’Interno. Alla luce di questa condanna appaiono, pertanto, ancor più gravi le conseguenze delle scelte politiche attuate dall'Italia e dall'Unione europea e volte al respingimento dei migranti in Libia attraverso accordi con le autorità locali.

Il rinvio in un luogo in cui la sicurezza dei sopravvissuti o la loro vita risulta minacciata, come conferma la sentenza della Corte di Assise di Milano, non può essere tollerato. "La scelta dell’Italia e della Ue di esternalizzare la gestione delle migrazioni ed il diritto d’asilo le rende corresponsabili delle condizioni inumane e delle torture che avvengono in Libia", affonda Asgi. Anche il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio D'Europa, Nils Muiznieks ha chiesto chiarimenti indirizzando lo scorso 28 settembre una lettera al ministro degli Interni Marco Minniti in merito alla collaborazione dell'Italia con la Guardia Costiera libica, ricordando al Ministro che l'azione dell'Italia in acque di competenza libica ne configura comunque la responsabilità internazionale per violazione degli obblighi derivanti dalla Cedu, Corte europea per i diritti umani.

L'Asgi fa appello al Governo ed al Parlamento italiano "affinché prendano atto della necessità di una svolta nelle politiche migratorie attuate negli ultimi anni, facilitando così l'ingresso per lavoro e quello per richiedere protezione, attuando il soccorso in mare dei migranti e dismettendo gli accordi di riammissione in specie con Paesi e soggetti che non garantiscono il pieno rispetto della vita e della dignità della persona, conformemente alla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo ed alla Convenzione di Ginevra sul riconoscimento dello status di rifugiato".

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