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Immigrati e risparmio: in diminuzione per la crisi economica. Solo un terzo viene inviato come rimesse

Presentato il rapporto dell’Osservatorio nazionale sull’inclusione finanziaria dei migranti.

Il 66% del risparmio dei migranti resta in Italia, per fare fronte alle emergenze determinate dalla crisi (il 27%) e per motivi legati ad esigenze tipiche di chi sembra aver scelto di radicarsi e integrarsi nel nostro Paese (in particolare l’11% per l’educazione e il 10% per l’acquisto della casa). È uno dei risultati dell’indagine dell’Osservatorio nazionale sull’inclusione finanziaria dei migranti, presentato al Forum CSR 2013, l’appuntamento organizzato dall’Associazione bancaria italiana (Abi) sulla responsabilità sociale d’impresa.
Prima esperienza nel panorama italiano ed europeo, l’Osservatorio è un progetto pluriennale (con scadenza a giugno 2014), nato dalla collaborazione fra l’Abi e il Ministero dell’interno, e coordinato dal Centro studi di politica internazionale (CeSPI). L’indagine ha coinvolto sia le banche italiane (pari al 74% del totale attivo del sistema, il 61% degli sportelli di sistema) che BancoPosta, con interviste e questionari ad un campione significativo di migranti di dieci nazionalità. Quasi 2 milioni di conti correnti presso banche e BancoPosta sono intestati a cittadini immigrati di 21 nazionalità (pari all’88% dei migranti residenti in Italia) mentre sono circa 2,26 milioni i cittadini immigrati che hanno accesso diretto al conto corrente se si considerano i conti cointestati.
Nell’indagine sono state ricomprese anche le carte con Iban e la carta PostePay offerta da BancoPosta, limitatamente ai clienti che non sono titolari di un conto corrente: pari a circa 580.900 il numero di cittadini immigrati titolari questi strumenti. Considerando i titolari di conti correnti a livello di nucleo familiare, la percentuale di coloro che detengono più di un conto corrente in istituzioni diverse (sia BancoPosta che una banca) è pari al 26%.
In generale, il cliente immigrato è un cliente informato. Il 30% dei correntisti ha avuto rapporti con banche diverse da quella attuale. Un terzo dei casi ha cambiato operatore per via di un trasferimento geografico, il 15% per motivi legati alla relazione con l’istituto di riferimento, la metà (il 51%) per valutazioni di convenienza dei servizi e prodotti offerti. Il passaparola si conferma di gran lunga il principale canale di accesso alla banca (per il 44% del campione).
Dal rapporto curato dal CeSPI emerge la forte diffusione degli strumenti di pagamento, nello specifico della carta Bancomat, generalmente associata al conto corrente, che riguarda la quasi totalità dei correntisti: pari all’86% circa secondo l’indagine 2012, era intorno al 66% nel 2008. Rilevante anche l’incidenza dei servizi di internet banking, passati dal 9% rilevato nel 2008 dall’indagine oltre il 25% nel 2012.
(Red.)

Fonte: http://immigrazioneoggi.it/daily_news/notizia.php?id=005838#.UnC_wfkjLwA 30.10.2013

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