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Il crimine non aumenta nelle aree abitate da un gran numero di immigrati, ma anzi diminuisce

Ricerche condotte nel Regno Unito sfatano il mito immigrazione = criminalità, dimostrando come la situazione sia esattamente l’opposto.

Gli esperti della London School of Economics hanno condotto uno studio in merito al rapporto tra immigrazione e crimine; in particolare, hanno voluto esaminare il numero di crimini commessi in determinate aree in relazione alla presenza del numero di immigrati che le abitano.
Il risultato è, per certi versi, inaspettato: è opinione diffusa che l’immigrazione costituisca un problema per la sicurezza di una nazione e che gli stranieri siano più propensi a commettere crimini, invece lo studio ha dimostrato che il tasso di crimini nei quartieri dove gli immigrati costituiscono una parte significativa della popolazione è diminuito in maniera significativa negli ultimi 10 anni. Le effrazioni, il vandalismo, e i furti di automobili sono calati in seguito all’arrivo di immigrati dalla Polonia, dalla Repubblica Ceca, dall’Ungheria e da diversi altri Paesi entrati a far parte dell’Unione europea a partire dal 2004. Inoltre, l’immigrazione sembrerebbe non avere alcun impatto sui crimini violenti commessi in Gran Bretagna.
Lo studio ha inoltre dimostrato che i luoghi che hanno accolto grandi numeri di immigrati dall’Est Europa hanno sperimentato una riduzione notevole dei crimini contro la proprietà.
Sono stati numerosi i commenti riguardo a tali dati: Marian Fitzgerald, docente di criminologia all’University of Kent, afferma che la maggior parte dei crimini è associata al benessere; molti immigrati non sono benestanti, quindi non sorprende che l’immigrazione non abbia impatto su quella larga porzione dei crimini totali che è conseguenza dell’agiatezza. La Fitzgerald, infatti, è convinta che l’economia della vita notturna e il numero di persone che può permettersi di consumare alcol è un fattore chiave della criminalità.
David Wilson, docente di criminologia e giustizia criminale alla Birmingham City University, afferma che “la globalizzazione attraverso internet e i media ha creato una diffusa intolleranza alla violenza”, e ha aggiunto inoltre che il tipo di migranti attratti dal Regno Unito tende a contraddire lo “stereotipo del parassita”.
Se i crimini nelle aree popolate da immigrati sono diminuiti, non si può però dire lo stesso per quanto riguarda le zone ad alta affluenza di rifugiati politici, dove il numero di crimini contro la proprietà è notevole. Brian Bell, uno dei ricercatori della London School of Economics, asserisce che aumentare le offerte di lavoro per i rifugiati potrebbe essere una soluzione al problema, ma si tratta di un’arma a doppio taglio poiché i potenziali migranti potrebbero considerare le richieste di asilo come un modo per trovare lavoro.
(Giorgia Cristiani)

Fonte: http://immigrazioneoggi.it/daily_news/notizia.php?id=005367 28.05.2013

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